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Una volta c’era l’autostop: chi cercava un passaggio si metteva al lato della strada, a volte con un cartello che indicava la destinazione finale e sfidando la diffidenza di chi avrebbe potuto caricarlo. Anche per i passaggi automobilistici si sta verificando quello che è accaduto nel settore dell’ospitalità, dove network cone Airbnb hanno dato una struttura alle reti informali di relazione tra chi offre e chi cerca. La diffusione dei social network ha facilitato l’incontro tra domanda e offerta di passaggi, rendendo più facile capire chi è la persona con cui si concorda un passaggio.

Bla Bla Car è certamente il player che ha cambiato la scena del ride-share. Prima di Bla Bla Car, infatti, esistevano numerosi hub sia online sia offline (basti pensare alle tedesche Mitfahrzentrale, che già negli anni ’70 permettevano di ricercare passeggeri con sistemi di annunci in bacheca). Bla Bla Car, però, è la prima azienda che sta cercando di rendere profittevole l’intermediazione. Il portale è attivo in numerosi Paesi del mondo: questo ha permesso di capire le specificità dei vari mercati. In una recente intervista, Oliver Bremer, country manager per l’Italia, ha dichiarato: “L’esperienza locale è fondamentale per capire i problemi e gli eventuali ostacoli all’espansione dell’attività. Si consideri che, mentre in Italia il problema principale per l’utente è la sicurezza, in Gran Bretagna il timore maggiore legato a un viaggio con uno sconosciuto è relativo agli argomenti di conversazione”. La società quindi sta lavorando per superare i diversi ostacoli esistenti, con campagne di comunicazione dedicate sui social network.

Bla Bla Car non è l’unica startup attiva nel settore: tra le neonate si possono citare Youtrip, Bring Me e Roadsharing. Come per tutto l’universo 2.0, bisognerà aspettare per vedere quante di esse sopravviveranno alla prova dei bilanci. Il modello di business, infatti, è il punto critico di quest’attività: da un lato, il bisogno di spostamenti a prezzi modici è elevato, e garantisce un appeal costante a questo tipo di interazione; dall’altro, però, la modesta entità degli importi in gioco (gran parte dei passaggi costano meno di 20 €) non crea l’esigenza di un intermediario certificato (ruolo che invece, ad esempio, ricopre AirBnB nel settore dell’ospitalità, con commissioni che si aggirano sull’8%). Le startup del settore, quindi, si stanno muovendo nell’ottica di diventare fornitori di servizi per aziende o comunità: un’impresa con molti dipendenti potrebbe affidare a uno di questi player il compito di ottimizzare i trasferimenti casa-lavoro dei propri dipendenti, o usarlo per abbattere i costi delle trasferte.

Redazione Blastness