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Domain Bias

Che i domini fossero un investimento primario per qualsiasi business (e non solo!) sul web non è una grande novità.

Vero e proprio meta-brand dell’economia digitale, i domini possono coincidere con il brand tout court usato dall’impresa (pensate ad esempio a Google, che ha registrato, tra gli altri, google.com), o meno, magari con l’aggiunta di parole per disambiguare un brand altrimenti ambiguo (quali, ad esempio, thehungergamesmovie.com o beachhotelsardinia.com).

Se però il tutto è confermato da un paper scientifico scritto redatto dalla  collaborazione tra la Stanford University e Microsoft, beh, forse merita qualche riflessione in più.Secondo questo studio, l’impatto del nome a dominio varrebbe ancora più del posizionamento ovvero da un motore di ricerca, che quindi a regime di adatterebbe, adeguando il posizionamento offerto con le preferenze rilevate dagli utenti.

Per provare questo, una fase successiva della ricerca ha previsto un test cosiddetto a doppio cieco, sulla falsariga di alcuni esperimenti storici quali quello Coke vs. Pepsi: anche in questo caso i risultati sono stati notevoli.

In linea con quanto accade nel mondo reale, un brand ben conosciuto e rispettato può davvero rendere più o meno buona la vostra “bibita”, cioè il contenuto informativo o i prodotti offerti sulle vostre pagine, anche (o forse soprattutto?) sul web.

Il test infatti prevedeva tre batterie di test, partendo dal mostrare agli utenti degli snippet (ovvero gli item che ritornano i search engine come google dopo una ricerca, tipicamente inquadrati dal nome del documento, una breve descrizione di due righe e quindi l’url). In un primo test gli URL erano nascosti; nel secondo gli snippet i corrispettivi URLs erano mostrati; nel terzo infine erano associati a degli snippet gli url di altri.

L’importanza dell’URL rispetto alle altre informazioni è stata dunque sancita e, in test successivi, i ricercatori hanno appurato che il componente fondamentale dell’URL per influenzare o meno le preferenze dell’utenza (e, in sostanza, ottenere il fatidico click) è proprio il nome a dominio, donde il conio dell’espressione “domain bias” per indicare questo  fenomeno.

Con questo non vogliamo suggerire che degli URL bene ottimizzati, l’inserimento di meta, la creazione di landing page specifiche o altre tecniche di uso comune siano inutili: tutt’altro, in fase di lancio sono questi elementi che possono permettere al nostro dominio-brand di emergere.

Resta però uno spunto interessante e chissà che non rivoluzioni il futuro del SEO un domani non troppo lontano.

Autore:
Giacomo Sorbi