Visita il nostro archivio

brandjacked_google-300x157Sebbene la maggior parte delle strutture ricettive condannino questa attività come illecita nei confronti degli hotel, il “brandjacking” (detto anche brand bidding) è accettato e tollerato da Google, che ne trae ottimi benefici economici: gli investimenti Pay per Click (PPC) da parte dei portali sui nomi di brand degli hotel sono certamente un bel gruzzoletto considerando che Expedia e Booking.com sono alcuni dei top spender per Google. Il cosidetto SEM brand jacking è una pratica commerciale già usata da diverse aziende, in base alla quale proprio Google fa pagare gli inserzionisti perché il loro messaggio appaia come informazione pubblicitaria insieme ai risultati della ricerca di altri prodotti o imprese concorrenti.

Alcune battaglie contro il primo motore di ricerca sono state fatte in passato e non solo nel mercato turistico.

In passato già Marriott e Hilton si sono battuti contro i portali perché eliminaressero le campagne marketing del loro brand sui risultati del motore di ricerca, solo grandi catene alberghiere a livello internazionale possono permettersi di opporsi alle logiche di mercato dominate da Google e dai portali, ma sicuramente vi sono delle pratiche di protezione del marchio che possono aiutare anche gli hotel.

Per quei brand che hanno registrato il proprio marchio è possibile richiedere a Google che il proprio nome di brand – e le varianti – siano utilizzate solo dal proprietario per attività di Pay Per Click. Normalmente però, la pratica più consigliata è attivare delle campagne PPC sul nome di brand per veicolare traffico e per portare conversioni al sito ufficiale, senza costi di disintermediazione.

Non solo nel mercato turistico Google passa “guai”, in passato infatti si è vista intentare cause giudiziarie per l’applicazione del “brand hijacking”. Per esempio Geico (assicurazioni automobilistiche) ha portato in tribunale qualche anno fa il colosso fondato da Larry Page e Sergey Brin. Più di recente Rosetta Stone, produttore di software, ha intentato una causa per motivi simili ma poi ha preferito stringere una collaborazione con Google nella lotta ai prodotti contraffatti.

Google diventa terreno di lotta anche nella politica, per esempio tra Barack Obama e Mitt Romney. Entrambi gli aspiranti alla Casa Bianca hanno adottato nei mesi di campagna elettorale il “brand hijacking”: in pratica se si cercava cerca su Google “Barack Obama” appairivano anche informazioni pubblicitarie relative a Mitt Romney e viceversa.

Alla prossima lotta!

Cristina Raso Twitter Account